| mercoledì, 07 maggio 2008 E' questo il momento migliore per scucire le labbra. Sono sempre questi i momenti migliori, quelli peggiori.Respiro ormai di soli sospiri. Mi perdo sempre in labirinti e cado dentro pozzi abissali. Mi perdo e non mi trovo e non trovo ragione, giustificazione. Dovevo stare attenta. Dovevo Stare All'erta. Dovevo Stare immobile. Dovevo Stare. io dovevo. io. Forse, stanca anche portare la corazza che protegge e salva dal vento impetuoso. E' stancante tutto questo peso. E' stancante dover essere forte, non solo per sé, anche per gli altri. Ci ho impiegato tempo per modellarmi, perfezionarmi, costruirmi una personalità capace di chiudere anche le porte in faccia, ed oggi vedermi ingoiare un sapore che Non mi è nuovo e che so dove conduce mi sgretola, frantuma. Proprio oggi mi sono vista pretendere ed io sono colei che non pretende. Oggi mi sono vista fragile ed io non sono fragile. Oggi ho portato al petto un'emozione ed io sono colei che emozioni non ne vuole provare. Mi sono Vista ma non riconosciuta. Non ho sofferto. Non sono delusa. Non ho vissuto. mercoledì, 30 aprile 2008 incartati da soli i miei sentire e voleri. ![]()
*era troppo tardi per sembrare presto. domenica, 27 aprile 2008 [F. Perez]Siamo nati tra la folla in un luogo che non conosce trasparenza, dove potevamo Osservare soltanto il dire e il pensare.
Non poco, per chi come noi sa ascoltare. siamo nati di notte, sotto le dita. avevamo tutta una vita da raccontarci, non l'abbiamo mai fatto poiché la nostra vita la stavamo ancora vivendo e scoprendo. poiché stavamo ancora nascendo. siamo nati ridendo. siamo nati morendo. morte lenta e anticipata. nella curva dei dispiaceri abbiamo lasciato pezzi di noi che non avremo più indietro. siamo nati che eravamo già pittori di sogni. ladri di sguardi. capaci ed incapaci. arrendevoli e forti. ipnotizzati dal cielo e le stelle. affamati di Nuvole e miele. siamo nati che eravamo già pioggia. siamo nati che già cercavamo: felicità, tragedia e mistero. ci siamo conosciuti senza domande, senza darci risposte. Spogliati che ancora non eravamo vestiti. ci siamo toccati senza mani. senza pelle. senza sospiri nei respiri. non nel corpo. Ci siamo toccati nell'Anima con l'anima. Siamo nati durante l'attesa della nostra nascita. Abbiamo bevuto silenzio senza mai trovarlo amaro. Siamo Nati e stiamo ancora crescendo. Noi dentro di noi. Siamo nati, morti e riNati. Saziati, dissetati della nostra presenza. nati, cresciuti, morti ma non ancora Vissuti. ...ed io, ti respiro dentro un sogno. sabato, 26 aprile 2008 Da Chev: "..e spero che con quest'Onda tu possa imparare a Governare il vento.." martedì, 22 aprile 2008 ho i pensieri in sangue
sabato, 19 aprile 2008 (F.Perez)Sono giostra anch’io dei perché senza risposta. Sono nell’ombra della mia stanza per tentare di strappare via questo vestito grigio. -Renditi conto che è sempre troppo poco tutto ciò che fai per renderti migliore.- mercoledì, 16 aprile 2008 (F.Perez)Era diventata un'abitudine il silenzio tra le due bocche. la mia e di chi mi stava davanti. si era creato un muro indistruttibile. avrei voluto tante volte romperlo, ma qualcosa mi fermava. sarei rimasta ad ascoltare per ore il solo respiro di quell'uomo. ma a quell'uomo il silenzio non piaceva, si voltava e se ne andava. mi resi conto che non perdevo niente se non l'idea che si era fatto di me. avrei potuto perdere anche gli occhi, non ne avrei pianto. io guardavo con la mente. erano diventate sempre meno le persone a me care, potevo contarle sulle dita di una sola mano. quelle uniche persone che non so come, erano riuscite ad entrare nel mio cerchio chiuso. ed io con loro potevo parlare fino a non aver più saliva. con loro potevo cucire la bocca, potevo ascoltare. con loro sapevo ridere. con loro tutto era fluido e naturale. Capii presto che non era semplice per me legare con le persone. Ritrovarmi in un luogo affollato significava imparare a nuotare. questo è ciò che mi avrebbe dovuto insegnare colui che si è arreso. -non imparerò mai- gli dicevo. non mi credeva. ed oggi, che il tempo è passato potrei dimostrargli che mi conoscevo davvero. avevo bisogno di lui in quel lungo periodo di solitudine. avevo bisogno anche solo di una parola. mi rendeva pazza la mia sola voce. ma ci sono cose che non ho mai preteso e chiesto, come la presenza di qualcuno. come un sorriso. non ho mai preteso aiuto. non pretendo. io ancora non pretendo. spesso ero io ad andarmene. Lo lasciavo accanto a chi più di me sapeva far rumore. io il rumore ce l'avevo nelle tasche dell'anima. non tutti potevano metterci le mani. non tutti. quella notte di Aprile capii subito che sarebbe stata l'ultima notte. i miei occhi non avrebbero più incrociato i suoi. non ci sarebbe più stato niente da condividere. non ci sarebbe più stato un noi tra quattro pareti. Non ci sarebbe più stato l'imbarazzo di un saluto strozzato. -ricordami come si ricorda una foglia, ricordami come si ricorda un figlio mai nato, ricordami con la nostalgia di chi non ha vissuto qualcosa, ricordami come una donna che non ha saputo mascherarsi, ricordami di spalle perché solo quelle hai conosciuto, le mie spalle vestite di silenzio che non hai ascoltato.- domenica, 13 aprile 2008 lettere nere senza foglio, figlie di nessun pensiero.
Abbandonate al suono del silenzio si lasciano guidare, trasportare e respiro un po' di più. sempre con meno fatica. -strozzami con le tue mani e lasciami l'ultimo respiro dentro agli occhi.- Stendo l'ennesima rinuncia. Possa lui essere felice lontano dalla mia infelicità. Eternamente innamorata di una qualsiasi fine e della tragedia. Nata per stare sola ed Osservare il mondo, abbassando mai le palpebre. Ho bisogno di sentirli tutti questi pesi. Ho bisogno di scavare nell'assenza, nell'incertezza. ho bisogno di esistere soltanto per me stessa. io sono la certezza. Ed ora tu puoi capire che, proprio ora che avrei bisogno di te stai dormendo accanto a lei. E' bello il tuo viso rilassato e abbandonato alla pace del sonno. Hai un espressione angelica, proprio tu che sei Vulcano. E' bello l'odore delle lenzuola calde ed abitate. E' bello il risveglio, poi, la Domenica mattina. il caffè ha un sapore in più. E' bello poter toccare quelle spalle. le Sue spalle. le spalle di lei che ti stanno sempre accanto. in qualsiasi momento. quelle spalle che puoi baciare e che conosci bene. quelle spalle che non si voltano se non perché ferite. Prenditi cura di quelle spalle e non ferirle. Appartengono alla donna che vive di te. se sono nata qui, ci sarà un perché. il mare stesso ha un suo perché. -le stringo dentro i pugni queste parole- l'ombra di questo sentimento la uccido con la luce della razionalità. raccogli la nudità della mia mente e considerala un dono. Ora non puoi guardare attraverso i miei occhi. un domani mi ringrazierai per aver guardato io attraverso i tuoi. anticipo passi e retrocedo per andare avanti nella giusta direzione. fingo anzianità dell'anima e morte tra rughe mai nate. divora l'ultimo sussurro, è un grido d'amore. non il solito. è quell'amore genitore di stima, affetto e adorazione. è quell'amore che abbraccia, avvolge e urla. è quell'amore che si può ingoiare fino a farlo sparire. ti ho inciso qui, dentro il cuore mio di pietra mai scalfita. martedì, 08 aprile 2008 (di F.Perez)Oggi sono un po' così, con il viso imbronciato e col silenzio in bocca. Oggi mi spiego niente. neanche il perché certi angoli sono curvi. -mi appartiene solo l'ombra di una risata- Non c'è musica migliore di questa per ubriacare pensieri nati storti. Bevo zucchero nel miele per addolcirmi e sento sapore amaro che sprigiono. Oggi è una semplice giornata no, di quelle che trascorrono lente, di quelle in cui mi porto dentro incomprensioni che posso sciogliere soltanto con me stessa. Ho spento il telefono e chiuso tutte le porte. Non c'è voce oggi che riesca a farmi ridere, non c'è battuta capace di rimbalzare sul mio umore e a renderlo pagliaccio. Oggi sono anch'io coperta dalle nuvole. Oggi mi piaccio così, seria ed antipatica ed anche un po' egoista. E' una veste che mi veste alla perfezione. Mi sono svegliata male, semplicemente. e capita proprio come capita qualsiasi altra cosa. Penso agli uomini incapaci di dimenticare e son felice di essere donna capace di cancellare, anche una vita intera. Penso a quegli uomini capaci di ferire e son felice di essere donna capace di cucire. Sulla mia stessa pelle non c'è segno visibile e ancor meno inVisibile. Non c'è segno se non una croce su tutte quelle cellule accarezzate da mani pesanti e schiave dell'idiozia. Di me si deve bere anche solo il ricordo di un respiro. ed io l'ho sempre detto: come la pioggia arrivo e vado via, ed alle volte non torno. Nessuno mi hai mai creduta. Poco importa a cosa crede la gente. vivono di illusioni, loro. e va bene così. va sempre bene così. nessuno è stupido se non per volontà. Mi trovo dentro una stanza muta che mi racconta tanto. qui dentro ho festeggiato, ho pianto, ho masticato, ho vomitato, ho annunciato, ho litigato, ho giudicato, ho digerito, ho mentito, ho svelato, ho ascoltato, ho parlato, ho fatto silenzio, ho teso una mano. Qui dentro sono stata bimba, son cresciuta, sono tornata piccola, son diventata donna. Qui dentro ci sono passi fatti e non fatti. Qui dentro posso riVedere me e comprendere qualcosa in più. E' qui dentro che mi amo completamente. E' dentro questa stanza che mi prego di non riPetere l'ennesimo errore. ed io non lo dipingerò questo Orrore. oggi voglio sbadigliare in faccia al mondo, stanca di rinCorrere ciò che in realtà non c'è. venerdì, 04 aprile 2008 Con i denti strappa le mie paure mascherate.
Ascoltami quando puoi, ho disTeso il mio silenzio. Spoglia la mia mente da veli spessi tanto quanto cartone asciutto. Velo dopo Velo troverai altre lacrime da raccogliere, puoi versarle nei tuoi occhi per sentirne il loro peso. Quello che io, fragil(e)Mente ho sostenuto. Senza chiedere mai una spalla in più. Senza gridare verso chi non sa ascoltare. Divora le mie ossa, ruvide tanto quanto le tue giornate No. Permettimi di aggrapparmi alla tua schiena, sarò piuma, sarò foglia, sarò quasi inesistente, ma non abbandonarmi. Qui, tra noi, non c'entra il cuore, c'entra solo la mia fredda Anima che ha bisogno di carezze distanti. d'InterminabilIstanti. (Musica: Serenata per Archi in Mi maggiore di Antonin Dvorak Voce: Fabio. Testo: Cauta. Creato con affetto da: Fabio. -Grazie-) |
io sono l'opposto del mio apparire dentro, sono un segmento e non è infinito il mio dire.
Non Ho Ancora Bevuto Il Succo Del Mio Dire. E' Amara la Parola quando è Scandita da Verità |